mercoledì 28 maggio 2008

Finalmente Lost!!!


A meno di due giorni dalla messa in onda americana degli episodi finali della quarta stagione, inizio qui una serie di post su Lost.
Prima o poi dovevo farlo, visto il nome del blog (per chi non lo sapesse l'ho preso in prestito dall'episodio 17 stagione 2).
L'immagine sopra evidenzia il momento di "chiusura" della cosiddetta blast door.
Chi avrà pazienza e curiosità di leggere "il mio lost" sarà, spero, appagato. Chi non è interessato si comporti di conseguenza...

Lost: la mia genesi.
Era il marzo del 2005 quando un amico, nonchè ex collega di lavoro, mi passò la vhs con dentro i primi due episodi di quella che sarebbe diventata la serie tv cult della mia vita. Fino a quel momento i telefilm erano stati per me puro svago e disimpegno. Il cinema era la mia vera grande passione, da spettatore e non da addetto ai lavori, s'intende... La videocassetta rimase sulla scrivania per una decina di giorni poi un pomeriggio mi decisi e la infilai nel mio vecchio e glorioso Mitsubishi (22 anni di onorato servizio e funziona ancora!!!). Guardando il primo episodio rimasi letteralmente folgorato!
Dentro tanto ma tanto cinema, come non mi era mai capitato di vedere prima in nessuna serie tv. L'impressione sulla sostanza della serie invece fu tiepida. Mi chiedevo, e tuttora spesso lo faccio, come questi sceneggiatori intendessero portare avanti una storia in cui non vedevo sbocchi, ingenuo che sono...
Un aereo cade su un'isola deserta (nel 2004 esisteva un angolo di terra inesplorato?) e i sopravvissuti o miracolati che dir si voglia, tentano di restare vivi in attesa dei soccorsi che in un mondo scansionato centimetro per centimetro dall'elettronica, certo non tarderanno ad arrivare. Poi tra tutti un cellulare ce l'avranno... macchè non c'è campo, primo di una interminabile serie di problemi. Da qui in poi non si tarda a entrare in un sistema narrativo che molto deve alla letteratura di genere in primis e al cinema. Da non trascurare poi l'elemento flashback che ti porta a confrontare il carettere "precedente" di ogni personaggio con ciò che accade sull'isola.
L'isola appunto, vero e unico protagonista assoluto della serie, un elemento fisico, reale che provoca e concede situazioni, opportunità, scoperte ma anche fatica, sudore e sfide da superare. Un elemento che crea antagonismo tra se e una coralità di personaggi rappresentativi delle varie nature dell'essere umano. C'è Jack il dottore sempre pronto a lanciarsi in aiuto del prossimo ma esigente nel suo bisogno di concretezza e di riscontri oggettivi. Kate, fuggiasca e omicida, che racchiude in se il disperato bisogno d'amore e di attenzioni mai ricevute. Sawyer bel tenebroso e scontroso attaccabrighe, il classico duro dal cuore tenero e dall'infanzia difficile. Boone e Shannon, coppia di fratelli "incestuosi" che fin da subito si mostrano litigiosi e immaturi ma che presto si riscatteranno e faranno uscir fuori un lato umano molto dolce. Sayid, iracheno ex torturatore anche lui a caccia dell'amor perduto come unico riscatto di una vita votata al dolore. Michael, padre assente suo malgrado che si ritrova impaurito con un figlio sconosciuto in un ambiente sconosciuto... Hurley, ciccione solitario rappresentativo di tutti i nerd della terra, poi ancora Charlie musicista inglese tossico, Claire ingenua ragazza col pancione, Jin e Sun coppia coreana con matrimonio in crisi. Ultimo, ma non ultimo, John Locke. Personaggio misterioso e solitario alle prese con una ricerca "interiore" che spesso viene scambiata per ossessione o addirittura follia, il mio personaggio preferito se non fosse chiaro!
In questa coralità di personaggi prende il via fin da subito un intreccio che porterà tutti a confrontarsi con tutti finchè man mano che si prosegue ognuno troverà il suo amico/nemico, compagno/antagonista, fiducia/tradimento...
Per adesso mi fermo qui ma presto riprenderò il discorso per approfondire meglio gli aspetti tecnici e narrativi che mi hanno fatto "schiavo" di questo show che resta per me un assoluto divertimento nonchè una visione rilassante e stimolante.
A presto con la seconda parte.
Stay tuned!

martedì 20 maggio 2008

DEXTER.1



Bene, ho finito di vedere Dexter, la prima serie.
Sono monogamo anche se intellettualmente mi piace lasciarmi andare a nuove conoscenze... il mio cuore continua a battere per Lost, sia chiaro.
Era da un pò che mi arrivavano commenti positivi su questa serie, ma io scettico non volevo vederla perchè non volevo distrazioni tra me e il mio Lost. Poi alla fine il caro Vela mi ha esortato e ho iniziato la visione.
I primi episodi sono piuttosto fuorvianti rispetto a quello che si svilupperà in seguito. Pare di trovarsi di fronte a una versione pop di "Harry pioggia di sangue" e sicuramente se mi fossi accostato a Dex con una fruizione tradizionale (vedi televisiva) l'avrei abbandonato. Troppo sangue, troppo cinismo, non fà per me!
Superato invece lo scoglio dei primi episodi viene fuori un racconto di matrice letteraria che cattura e coinvolge nella sua colorita e imprevedibile scrittura.
Si rischia spesso di identificarsi col protagonista, che non dimentichiamolo è un serial killer e questo può infastidire. Proseguendo però mi sono ancorato a questa narrazione squisitamente noir, col nostro che si consolida come unica voce narrante aprendosi, puntata dopo puntata a un gruppo di co-protagonisti assolutamente straordinari nonchè essenziali allo sviluppo narrativo. Proprio questa è stata la trovata che mi ha deliziato maggiormente. Anche il luogo in cui si svolge l'azione è coinvolto in modo massiccio; Miami, crocevia multietnico e multilingua finalmente desaturizzato e reso realistico nel suo forte contrasto luce/buio, giorno/notte.
Bello!
La storia non la racconto perchè è piacevole scoprirla poco a poco.
Non mi soffermo neppure sugli aspetti psicologici della vicenda (e ce ne sono a bizzeffe!) perchè questi ancora non mi sono chiari...
Una prima stagione curiosa e intrigante consigliata a tutti anche a chi non ama il sangue perchè in Dexter brilla e resta sempre grottesco e non reale, questo lo salva e lo porta a pura finzione scenografica. Geniale, dopo Lost of course :)

sabato 10 maggio 2008

Limite invalicabile


La sensazione di arrivare a oltrepassare il confine, e
soprattutto riuscire a vederlo questo confine... che bell'emozione.

Nella vita di ogni giorno può capitare di trovarsi di fronte
un ostacolo e di non saperlo vedere.
Quando accade può sembrare strano riconoscere le cose per quello che
sono e non per come le si sono immaginate.
Ogni passo, ogni sguardo, ogni incontro, ha in se il bene e il male, il giusto e lo sbagliato... dipende molto dal contesto iniziale però.
Sempre più spesso capita di pensare che tutto sia reversibile, controllabile,archiviabile. Beh, non è così.

So di non dire niente di speciale affermando questo.
Mi capita talvolta di essere così cieco, così sbadato da non
rendermi conto dei rischi in cui mi capita di incorrere.
Mi ritrovo a fare i conti con situazioni che pensavo di aver già completamente elaborato,superato e invece così non è.
Grazie al cielo (o a quel che c'è...) sono un uomo fortunato.
Forse ho anche qualche qualità ma di sicuro la fortuna mi assiste e mi salva dallo sputtanamento totale :)
E pensare che da piccolo sognavo il periodo dai trenta a i quaranta immaginando che potesse essere la fase della consapevolezza, dell'illuminazione, della saggezza. Chiaramente un bambino, finchè resta tale, spera che andando avanti, imparando, conoscendo, il mondo intorno si semplifichi... macchè!
Non funziona così.
Oggi lo so ma ieri no, uso oggi e ieri nel loro significato più letterale...
Insomma l'unica verità è che non si finisce mai di imparare dalle proprie cazzate!
L'ottimismo in questo frangente è per me la linea guida più importante e più irrinunciabile.
Non c'è situazione politica e sociale che tenga.
Se io faccio lo stronzo e la mia vita va verso brutte strade non sarà mai qualcun'altro responsabile per me.

Circa vent'anni fa un cantante inglese col suo gruppo cantava qualcosa riguardo al fatto di come la sua patria gli dovesse un'esistenza.
Giusto vero e profondo.
Ma ventanni fa questo cantante aveva poco più di vent'anni.
Adesso per quanto ne so queste cose non le canta più e sempre più spesso nei suoi testi parla di se, dei suoi errori e di quell'amore che ancora insegue e che non è stato in grado di far suo, per la vita.
Chissà, magari è giusto prima o poi emanciparsi dai propri vent'anni e non è mai tardi per cominciare anche se stai andando verso i quaranta.
L'importante e prender coraggio e andare avanti.
Nessuno mai potrà fermarti!