Il mobile e l’immobile.
Il primo vive mutando la sua forma contro l’attrito, la luce e lo spazio.
L’altro consuma lentamente la sua forma nello spazio, indifferente alla luce e quasi inconsapevole dell’attrito.
Muoversi porta a percepire l’energia che si consuma.
Consapevolezza d’esistere.
R.
domenica 29 luglio 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

3 commenti:
mmm...quindi pensi che l'immobilità comporti comunque un consumo di energie (attrito) e che la differenza delle due condizioni stia semplicemente nella percezione (o meno) della fatica?
Può essere...ma lo stato di mobilità/immobilità è volontario? O (meglio) qual'è la condizione naturale?
Un saluto dall'uomo con molti (intuibili) impegni.
Il mobile e l'immobile sono persone fisiche. La differenza sta proprio nella percezione. Stando fermi si tende a pensare che tutto sia immutabile e ci si arrocca sulle proprie convinzioni.
Il movimento, se percepito è illuminante dello stato di perenne mutamento.
La condizione naturale, posto che ci siano le condizioni fisiche basilari, è il movimento.
non so se accakkappa sarà d'accordo.. ma quello che Einstein ha insegnato a tutto il mondo, la relatività, il concetto di tempo come variabile sovracartesiana per indicare la mia posizione (oltre alle tre classiche) chissà dovrebbe essere usata anche in queti casi. Chi sono io, in posizione del tempo?
Posta un commento